

63. Il nazismo e la precedente storia della Germania.

Da: E. Collotti, La Germania nazista. Dalla Repubblica di Weimar
al crollo del Reich hitleriano, Einaudi, Torino, 1962.

Il dibattito sul nazismo  stato fin dall'inizio condizionato da
fattori politici; particolarmente determinante  risultata la
divisione della Germania in due parti, una sotto l'influsso
occidentale, l'altra sottoposta al controllo dell'Unione
Sovietica. La questione che ha sollevato le polemiche pi accese 
stata quella del rapporto tra l'origine del nazismo e la
precedente storia della Germania.
Gli storici tedeschi di orientamento liberal-democratico hanno
considerato il nazismo come un fenomeno degenerativo della storia
tedesca: Friedrich Meinecke, nel suo saggio La catastrofe della
Germania, pur individuando correlazioni dello hitlerismo con
l'ebbrezza di potere dell'alta borghesia dell'et bismarckiana e
con le ristrettezze di mente e gli irrigidimenti del militarismo
prussiano-tedesco, sostiene che l'avvento del nazismo fu
essenzialmente opera di un gruppo di delinquenti, guidati dalla
personalit demoniaca di Hitler.
Gerhard Ritter, analogamente ad altri storici liberal-
conservatori, inserisce il nazismo nel quadro pi generale della
crisi del liberalismo europeo, definendolo, nel saggio Le origini
storiche del nazionalismo (in Questioni di storia contemporanea,
terzo, Marzorati, Milano, 1953), la forma specificatamente
tedesca, assunta da un fenomeno che ha fatto la sua comparsa in
tutta l'Europa con il sistema degli stati a partito unico.
Alcuni storici di orientamento democratico, come gli americani
Peter Viereck, George Lachmann Mosse e William Lawrence Shirer e
il francese Edmond Vermeil, hanno individuato le origini del
nazismo nella storia e nella cultura tedesche, da Lutero a Hegel,
da Fichte a Nietzsche, dal militarismo prussiano al pangermanesimo
guglielmino.
Altri studiosi hanno messo in evidenza i fattori economici; la
storiografia marxista in particolare ha posto l'accento sul
collegamento tra nazismo e capitalismo. Franz Neumann, uno dei
maggiori storici del nazismo, parla espressamente di alleanza tra
totalitarismo nazista e capitalismo monopolistico.
Interessanti contributi allo studio del fenomeno nazista sono
presenti in opere di psicanalisti che hanno affrontato la
questione sotto l'aspetto psicologico e sociologico, come
Psicologia di massa del fascismo dell'austriaco Wilhelm Reich e
Fuga dalla libert del tedesco Erich Fromm.
Di queste diverse interpretazioni parla Enzo Collotti nel passo
qui riportato, sottolineando la necessit di collegare il
nazionalsocialismo agli sviluppi della societ, della politica e
della cultura tedesche negli ultimi centocinquant'anni.


La catastrofe del 1945, proponendo un profondo ripensamento delle
radici storiche e culturali della Germania moderna, ha posto alla
storiografia tedesca la necessit di approfondire, come nodo
centrale, il problema dei rapporti tra il nazionalsocialismo e la
storia tedesca. In sostanza, ai quesiti impliciti in questa stessa
enunciazione problematica si pu dare una risposta valida soltanto
nella misura in cui si riconosca nel nazionalsocialismo non gi il
fatale punto di arrivo di una evoluzione rettilinea
deterministicamente necessitata, che presupporrebbe la sistematica
supremazia nel corso della moderna storia tedesca di energie
deteriori e di tutte quelle forze alle quali siamo soliti
ricollegare il nazionalsocialismo, ma il risultato naturale,
seppure affatto necessario, degli sviluppi della societ, della
politica e della cultura tedesche negli ultimi centocinquant'anni.
Un'impostazione estremista e troppo poco articolata  pertanto
quella contenuta nella tesi suggestiva della Germania eterna, da
Lutero a Hitler, cara soprattutto alla storiografia francese
tradizionale, alla quale non si sottraggono neppure i suoi
migliori esponenti, quali il Vermeil, che ne  il massimo
rappresentante. All'opposto della tesi della Germania eterna,
uno storico conservatore tedesco, Gerhard Ritter, ha ritenuto di
poter respingere la ricerca delle origini del nazionalsocialismo
nella recente storia della Germania, dissolvendo il fenomeno del
nazionalsocialismo nella pi generale crisi della moderna societ
occidentale e riconoscendo in esso nulla pi che la forma tedesca
di un fenomeno europeo, ossia la versione tedesca della pi
generale tendenza alla negazione della democrazia e allo sviluppo
dello Stato totalitario. In tal modo tuttavia il Ritter
sottovaluta nettamente gli elementi e gli apporti specificamente
tedeschi, in virt dei quali il nazionalsocialismo pot assumere
gli aspetti drastici che gli furono caratteristici, e dimentica
che in Germania esso pot allignare su un terreno particolarmente
predisposto a favorirne l'affermazione; l'opera compiuta dal
Ritter di revisione del giudizio storico sul militarismo tedesco-
prussiano non  che il complemento di questo sforzo di rivalutare
la tradizione tedesca e di presentare il nazismo come un fatto
nuovo del tutto avulso dalle migliori tradizioni nazionali. .
Pur senza incorrere nella deformazione di voler attribuire a
Fichte, a Nietzsche o a Wagner, al pangermanesimo guglielmino o al
militarismo prussiano le responsabilit delle azioni dei loro
posteri, non vi  dubbio, viceversa, che  nella traiettoria
storico-culturale segnata da questi nomi e da queste forze che va
collocata la matrice del nazionalsocialismo. Sebbene sia stata
espressa con le pi diverse sfumature e con diverse accentuazioni
polemiche, soprattutto all'indirizzo del militarismo prussiano,
che non  qui il luogo di esaminare, l'accettazione di questo
principio rappresenta il momento pi valido del giudizio della
storiografia liberale, da F. Meinecke a W. Roepke, da F. C. Sell a
W. Hofer, a H. Kohn. Con approssimazione tanto polemica quanto
sintetica, ma gi con visione pi concretamente storicistica, uno
scrittore comunista, Alexander Abusch, afferma che indubbiamente
il nazismo fu l'erede rapace di tutto quanto vi era stato di
tenebroso nel passato tedesco; ma soprattutto fu la continuazione
pi larga e bestiale della politica di conquista dell'imperialismo
pangermanista; con maggiore rigore critico un altro studioso
marxista, Jrgen Kuczynski proietta il nazionalsocialismo come
specifica forma tedesca nella pi generale fase monopolistica e
imperialistica del capitalismo mondiale. .
Ciascuna di queste interpretazioni contiene validi elementi per
arrivare alla formulazione di un giudizio generale sul
nazionalsocialismo che, se potr essere univoco dal punto di vista
della condanna morale, sotto il profilo storico non potr non
essere un giudizio estremamente complesso. .
Dal punto di vista strettamente storico si potrebbe anche
prescindere dal menzionare le interpretazioni del nazismo fornite
in sede sociologica, psicologica e finanche psicanalitica:
generalmente infatti non si tratta di ricerche specifiche sul
nazionalsocialismo come tale, ma di indagini sul comportamento di
determinati gruppi sociali, o pi spesso ancora, di analisi
complessive sulle tendenze autoritarie nello Stato e nella societ
contemporanei, in cui taluni fenomeni collettivi (in primo luogo:
lo sviluppo della propaganda di massa e delle tecniche di
condizionamento dell'opinione pubblica) prestano terreno
particolarmente favorevole a questi metodi di indagine. La
validit delle analisi sulla psicologia totalitaria (citiamo per
tutti le ricerche di Fromm e Adorno) consiste nell'avere
sottolineato il nuovo rapporto che si determina in una societ di
massa tra l'individuo e la collettivit, donde l'indubbia
influenza di fattori di suggestione e di condizionamento
psicologico collettivo nella manifestazione della volont politica
del singolo e della massa, anche se evidentemente non pu essere
accettata la troppo facile e meccanica trasposizione della teoria
psicanalitica nel campo delle indagini sociali. .
Entro questi limiti e con queste necessarie avvertenze, le
tecniche della sociologia e della psicologia sociale offrono
strumenti di indagine utilizzabili sussidiariamente anche ai fini
della ricerca storica (e dimostratisi singolarmente validi in casi
particolari come nello studio dell'antisemitismo). Ma il tentativo
di spiegare il nazismo come una nuova tecnica di utilizzazione del
mito politico (Cassirer) o di rivalutazione dei simboli o di nuovi
miti religiosi, riducendo il problema del potere alla formazione
di un nuovo tipo di lite (Mannheim), coglie soltanto gli aspetti
esterni, e diremmo rituali, del fenomeno nazismo, non ne penetra
le radici sociali n la sostanza storica. E spesso in realt
queste interpretazioni, pi che analisi del nazionalsocialismo,
sono esse stesse testimonianze del clima culturale, largamente
compenetrato di intellettualismo irrazionalistico, e della crisi
della societ dai quali sono scaturiti il fascismo e il
nazionalsocialismo come forme della reazione imperialista.
Ci che comunque va decisamente respinto  qualsiasi tipo di
interpretazione, cos frequente specialmente nella letteratura
tedesca sul nazionalsocialismo posteriore al 1945, tendente a
trasferire il giudizio sul nazionalsocialismo dal concreto terreno
storico-politico-sociale alla sfera delle astrazioni metafisiche o
metapolitiche, quali il richiamo ad elementi satanici e demoniaci
o verso elementi puramente esterni di caratterizzazione di talune
forme di Stato moderno (il totalitarismo in astratto). Va respinto
infine anche il tentativo di spostare l'equilibrio del giudizio
dal movimento e dal regime nazionalsocialista nel loro complesso
alla persona e alla personalit isolate di Adolf Hitler, tentativo
che raggiunge soltanto l'obiettivo di scaricare sulla figura del
Fhrer ogni responsabilit per l'instaurazione del regime nazista
e tradisce in tal modo l'intento politico (di assoluzione o di
alibi a favore dei corresponsabili) che spesso  all'origine di
siffatte interpretazioni. E' questa infatti la sostanza di tutta
la memorialistica prodotta dagli ex esponenti del governo e del
regime nazista, di parte della letteratura neonazista e anche di
buona parte della storiografia conservatrice. Contro questa
deformazione occorre ribadire con energia che una analisi reale
delle origini e della natura del nazionalsocialismo va portata sul
terreno diretto delle strutture politiche ed economiche della
Germania moderna e in particolare del Terzo Reich.
